- La sola presenza di amianto non è un’emergenza: dipende da tipo di materiale e stato di conservazione.
- Il primo passo è la mappatura con valutazione del rischio, non la rimozione.
- Monitoraggio e bonifica sono strade diverse, da scegliere sulla base della valutazione tecnica.
L’amianto (o asbesto) è un minerale fibroso che, almeno fino agli inizi degli anni ’90, è stato ampiamente utilizzato in Italia nelle costruzioni per le sue qualità di resistenza al calore e agli agenti chimici, prima che ne fosse vietato l’impiego con la Legge 257 del 1992. Per questo molti edifici costruiti o ristrutturati prima di quel periodo possono contenere materiali che lo includono: coperture e tubazioni in cemento-amianto, canne fumarie, pannelli, pavimentazioni, coibentazioni.
La sola presenza non è un’emergenza
È importante dirlo subito, perché molti proprietari e amministratori reagiscono con allarme o, al contrario, rimandano il problema. L’amianto diventa pericoloso quando le sue fibre si disperdono nell’aria e vengono inalate. Un materiale compatto, integro e non soggetto a sollecitazioni rilascia fibre molto difficilmente; un materiale friabile, degradato o danneggiato, sì. Il punto, quindi, non è soltanto se l’amianto c’è, ma dove, in quale forma e in che stato di conservazione.
Cosa cambia per chi gestisce l’edificio
Per un’azienda il quadro normativo è quello del D.Lgs. 81/08: l’articolo 249 richiede al datore di lavoro, per le attività che possono comportare un’esposizione ad amianto, di valutare il rischio in modo da stabilirne natura e grado e le misure da adottare. Per un condominio il discorso riguarda le parti comuni, di cui l’amministratore è custode, e può intrecciarsi con gli obblighi di sicurezza verso eventuali lavoratori e con quelli verso i condomini. In entrambi i casi il punto di partenza è lo stesso: conoscere la situazione prima di decidere.
Il percorso corretto: dalla mappatura alla decisione
- Sopralluogo e mappatura. Un tecnico individua i materiali sospetti, li documenta con un rilievo fotografico e ne indica la collocazione su planimetria.
- Verifica analitica. Dove necessario, campioni dei materiali vengono analizzati da laboratori qualificati per confermare la presenza di amianto e la sua tipologia.
- Valutazione del rischio. Si valuta lo stato di conservazione dei materiali, la possibilità di esposizione e le attività che si svolgono nei pressi.
- Misure di prevenzione e protezione. Si individuano le azioni per limitare al minimo il numero di lavoratori esposti e la durata dell’esposizione, definendo procedure e misure igieniche (come la delimitazione e la segnalazione delle aree interessate).
- Programma di gestione. Si decide se monitorare nel tempo, intervenire sul materiale o programmare la rimozione.
Monitoraggio o bonifica: due strade diverse
Quando i materiali sono in buone condizioni e non vengono disturbati, la scelta può essere quella di lasciarli dove sono e di controllarli periodicamente, con un programma di gestione che preveda ispezioni, segnalazioni e divieto di interventi che li danneggino. Quando invece sono degradati o si devono eseguire lavori che li interessano, si valutano interventi di bonifica, che possono andare dall’incapsulamento o dal confinamento fino alla rimozione. Gli interventi di bonifica devono essere eseguiti da imprese specializzate e con le procedure previste dalla normativa: non sono lavori da fai-da-te.
Cosa non fare
- Non forare, tagliare, spazzolare o rompere materiali sospetti.
- Non rimuovere in autonomia lastre o tubazioni ammalorate.
- Non rimandare il controllo in attesa di lavori programmati: la verifica va fatta prima di aprire un cantiere, non durante.
Quando il rischio cresce: lavori e manutenzioni
Il momento più delicato per un edificio datato non è la vita ordinaria, ma l’apertura di un cantiere. Rifacimento di una copertura, sostituzione di tubazioni, demolizioni parziali, interventi sulle canne fumarie: ogni lavoro che interessa materiali potenzialmente contenenti amianto può disperderne le fibre se eseguito senza le dovute cautele. Per questo la verifica preventiva fa parte della buona prassi: il progettista, l’amministratore e le imprese devono sapere in anticipo cosa c’è e dove, in modo da pianificare le lavorazioni, scegliere gli operatori idonei e informare i lavoratori. Con la mappatura già in mano, l’intervento si programma; senza, si improvvisa, e un’improvvisazione con l’amianto è sempre costosa.
Perché affidarsi a un tecnico
Valutare il rischio amianto richiede competenza e metodo: riconoscere i materiali, scegliere dove prelevare i campioni, interpretare i risultati, indicare le misure proporzionate al rischio reale. Omnicert produce un rilievo fotografico con la mappatura delle zone in cui sono presenti materiali contenenti amianto e individua le misure di prevenzione e protezione da adottare. Se il tuo edificio è datato o stai per avviare dei lavori, il momento giusto per capire la situazione è prima di cominciare.
Se vuoi un sopralluogo o un parere preliminare, contattaci: partiamo dalla mappatura e ti accompagniamo nelle decisioni successive. Per le aziende, la scheda del servizio è Rischio amianto; per i condomini, il punto di partenza è l’analisi dei rischi delle parti comuni.
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